Biennale di Venezia 2015

Recensione

Da tempo, le strade della pittura contemporanea si dipartono verso direzioni apparentemente divergenti, quelle tra pittura astratta e pittura figurativa

Apparentemente, appunto, perché il dibattito tra pittura figurativa e pittura astratta è in verità un non senso, non essendo, la pittura, a ben vedere, mai astratta, anche quando non rappresenta un qualcosa di definibile e cito quale esempio i tagli di Fontana che, all'apparenza astratti, evocano invece simbologie sessualmente riconoscibili e a volte, in alcuni casi, lunari visioni di mondi lontani.

Così come in Burri, che nella sua apparentemente astratta elaborazione di materiali, i più disparati, allude a situazioni che riportano la mente a dati figurativamente evocativi di ferite, sessi, paesaggi e quant'altro.

Basti poi pensare a Fautrier, che con i titoli, Otage e Potage di alcune sue opere, già ci dice che siamo in un versante dell'astrazione che affida, alla matericità del proprio essere, l'allusione ad un dato riconoscibile, anche se, a prima vista, sfuggente.

Questo esercizio, ci porterebbe lontano, sino a sfiorare la dilaniante e prorompente gestualità di Pollock, che affida ai titoli, a volte, a prima vista, impropriamente accasati alle sue opere, come Cathedral, The Wooden Horse, Ocean Greyness, Comet, Portrait of a Dreams ecc. la sua necessità di indicare che, l'essenza dell'astrazione e comunque figlia di una osservazione della natura, la quale, comunque, volenti o nolenti, traspare nelle opere degli artisti, anche da quelli apparentemente più lontani da una visione figurativa.

E' questo il caso di Frisoni che, apparentemente lontano dalla figurazione, ne conserva però l'alito evocativo, laddove egli non palesa, immediatamente, la declinazione letterale e descrittiva di un paesaggio o di un luogo immediatamente riconoscibile, ma ne evoca, come Fautrier, Burri, Fontana e a suo modo, Pollock, immaginarie visioni, che scaturiscono non dagli occhi, ma dal cuore.

Nei suoi dipinti, matericamente raffinati, si incontrano le dolci colline marchigiane/romagnole, si intravedono piccoli borghi, perduti nell'immenso silenzio di un paesaggio secolare, intimo, fatto di toni dolci, morbidi, terrosi, mescolati agli azzurri mediterranei del mare e dei cieli d'Italia.

Nei suoi dipinti, l'eco crespuscolare di un sentimento di amore per la sua terra si sposa con l' intima vocazione al racconto, che è la componente essenziale della sua pittura la quale trova, in una ricerca matericamente complessa, la sua catarsi.

L'opera di Frisoni è poeticamente lontana dalla pittura gridata, volgare, affrettatamente dipanata, in cui oggi sembra dibattersi e, sguazzare, l'arte contemporanea.

Il lavoro di Frisoni, appartiene, per sua fortuna dico io, ad un altro versante, quello della poesia, della riflessione, è una pittura dal carattere crepuscolare, alla Montale quindi, dura, faticata, ma candidamente e poeticamente levigata, come “ossi di seppia”

Vincenzo Sanfo - Curatore della Biennale

Opere esposte

Quando ho saputo che ero stato selezionato per partecipare alla Biennale, ho subito pensato con cosa presentarmi. E la mia scelta è andata ai miei muri, ai cretti, dove colori e materiali poveri davano luce e poesia agli spazi e alle masse. Dove tutto si snodava in equilibrate e lievi strutture, ma ben tangibili e sicure. Dove si poteva cercare e fantasticare, sognare, emozionarsi, lasciarsi andare. Non a caso le bande laterali che delimitano quasi tutte le mie opere, sono il tangibile richiamo alla realtà, il ritorno alla ragione. Sono opere informali-astratte, che possono incarnare definizioni diverse : idee di paesaggi, emozioni esistenziali, percorsi di vita, prese di coscienza interiori. Il bello della pittura contemporanea è proprio la massima libertà, il non etichettare o dare titoli, e lasciare all’interlocutore il compito di trovare la sostanza, il senso, l’anima del quadro a lui più vicina e concepibile, a secondo della sua sensibilità, della sua cultura, della sua spiritualità. Per questo ribadisco che davanti a un quadro, chiunque deve provare a salirci dentro e fare un viaggio, leggendo ciò che è scritto tra i colori, guardando nelle sfumature, tra le forzature dei segni, le tonalità, le forme, le masse, i tratti, le pennellate, per coglierne l’essenza. Perché un quadro è un racconto comune, dove ognuno troverà rappresentato qualcosa di sé. E’ una forma di dialogo interiore e allo stesso tempo universale che comunica e trasferisce le emozioni e l’anima dell’autore, che ha lasciando nell’opera la sua catarsi.

Giancarlo Frisoni

Foto mostra